CONTESTO STORICO
Alla fine della Prima Guerra Mondiale la vita può finalmente riprendere e ci si ritrova a ricostruire la società in un mondo inedito. La musica parla di quel mondo con le canzoni che la radio poi diffonderà, come la musica popolare ed operistica che, emanazione della cultura e della tradizione italiana, avranno la loro fortuna. Il gusto del canto è diffuso e lo è il gusto di suonare, ma radio e dischi non si sono ancora diffusi, non c’è la televisione e l’omnipervasività dei media non è ancora una realtà.
La musica strumentale si fa ancora nei circoli musicali, si canta nelle case, si sentono le voci dalle finestre aperte sui rioni e le bande di strumenti a fiato rallegrano il passeggio della domenica. A Siena la musica popolare non fa certo eccezione: “Nei rioni tutti cantavano, allora” si racconta. Le donne cantavano da sole in casa e in compagnia quando si ritrovavano a lavorare insieme, alle fonti per esempio, quando non tutte le case avevano l’acqua corrente. Anche gli uomini erano soliti cantare in casa o nelle osterie (le bettole come venivano chiamate comunemente): Erano diffuse le serenate ed i giovanotti innamorati si riunivano con gli amici sotto la finestra della ragazza da corteggiare. Qualcuno suonava, qualcuno cantava parole d’amore che invitassero la donna ad affacciarsi alla finestra. Ci sono racconti, storie e nomi di belle ragazze a cui spesso era dedicata una serenata.
Molte canzoni e cori che tutt’oggi sono cantati nelle contrade nascono come serenate proprio in quegli anni. Mandolinisti e chitarristi erano famosi perchè, di notte, percorrevano le strade suonando e con loro i cantanti delle varie associazioni corali. Tra questi personaggi si racconta di “Piombo” con la sua chitarra e de “lo Svizzero” con il mandolino, che suonavano e cantavano per tutta la notte. Nei rioni della città le persone si affacciavano alle finestre per ascoltare le canzoni alla moda che, ai tempi, erano le tipiche canzoni italiane dall’enorme melodicità e cantabilità.
Così, insieme al gusto per la musica popolare, si rafforzò anche il desiderio di suonare musica concertistica e operistica , già popolarmente diffusa e vanto di italianità.
Nel primo dopoguerra tra il 1918 ed il 1920, nonostante ci fosse a Siena un buon numero di appassionati di strumenti a pizzico e a plettro, c’era un’unica insegnante molto modesta che insegnava chitarra “a orecchio”: senza, cioè, attingere ad alcuna tecnica o nozione della teoria musicale. “la Zoppina”, così era conosciuta, non aveva alcuna conoscenza teorica, suonando ed insegnando, per questo motivo, “par coeur”.
Ma fu in quel contesto che, spinti dalla loro grande passione, un gruppo di una ventina di amatori di chitarra e mandolino cercò una forma associativa più stabile, attraverso la quale poter coltivare l’amore per la musica. Furono i fratelli Bocci, insieme al cognato Giovanni Murtula, a fondare una vera e propria associazione che potesse riunire gli appassionati della chitarra e che potesse permettere l’apprendimento e l’insegnamento oltre che dello strumento anche, per la pima volta a Siena, di solfeggio e teoria musicale.
NASCITA
Il 21 novembre 1921, giorno di Santa Cecilia protettrice della musica, nacque il Circolo Mandolinistico Senese.
Il Circolo era molto attivo e la musica era motivo di studio, di crescita artistica e di svago. Il repertorio spaziava, come già detto, nell’ambito di tutti i generi della musica, anche della canzone che allora si sentiva comunemente cantare nelle strade e nelle case.
Dopo nove anni il maestro Bocci, ancora ventisettenne (classe 1903), assunse la direzione dell’orchestra che nel frattempo si era formata: durante gli anni, infatti, il circolo mandolinistico si è trasformato in Orchestra a Plettro senese, crescendo nel numero dei suoi componenti e nella qualità dei propri musicisti. Innumerevoli i concerti eseguiti in tutt’Italia e le esibizioni in Europa e le registrazioni alla radio italiana e svizzera, senza contare quelle alla televisione.
Già in quel periodo cominciò a esser costituito un archivio musicale di notevole valore. Le parti per i vari strumenti venivano trascritte a mano, con grande fatica e con notevole impegno di tempo. Nel vasto repertorio di circa mille partiture complete per orchestra a plettro, figurano autori che ricoprono tutti gli stili musicali, dalla musica barocca al novecento ( da Vivaldi a Mozart, Beethoven, Hendel Verdi, Mascagni), ma anche canzoni , in particolare napoletane.
Le orchestre a plettro non compaiono fino agli inizi del nostro secolo, tuttavia esistono composizioni per piccoli gruppi a partire dal periodo barocco. L’uso degli strumenti a plettro è stato comunque continuativo nel tempo, sia come solisti (Vivaldi, Hasse, Beethoven) che inseriti nella compagine orchestrale (Mozart, Handel, Verdi), fino a raggiungere un uso frequente anche da parte di compositori contemporanei (Prokofiev, Stravinsky, Schoenberg, Mahler, Casella, Petrassi e altri).



